lunedì 14 febbraio 2011

Volti migranti, una mostra fotografica

Luigi Burroni ha seguito il progetto "Voci migranti" fin dall'inizio poggiando il suo sguardo fotografico sulle varie fasi di questo articolato esperimento interculturale nato dalla congiunzione di quattro realtà associative alle quali, in occasione di questo allestimento, si è unita anche Promemoria, gruppo di volontariato culturale nato recentemente a Pieve Santo Stefano.

Le fotografie, un lavoro di documentazione fatto con i migranti nelle videointerviste, nel laboratorio teatrale, nelle performance pubbliche di teatro, nel documentario, sono poi diventate un autonomo percorso narrativo. Abbiamo così deciso di proporle in una mostra di volti e sguardi migranti che sarà visitabile a Sansepolcro dal prossimo sabato 19 fino a domenica 27 febbraio 2011 presso la Sala espositiva di Palazzo Pretorio.

La mostra fa parte di un cartellone di iniziative che ha come altre tappe la proiezione del documentario *MEI [MEIG] di Federico Greco (Teatro Inpdap sabato 26 febbraio alle ore 21,00) preceduta dall'incontro "Voci migranti e voci valtiberine" e la cena-spettacolo "Le città visibili" (Centro Bellavista sabato 5 marzo ore 20,00) un allestimento di Silvia Martini con Voci migranti teatro.

Le iniziative sono a ingresso libero, ad eccezione della cena-spettacolo che prevede la prenotazione al numero 347 0018916 e un costo di euro 12,00.
Orari mostra: tutti i giorni dalle 16, alle 20,00 - sabato e domenica anche la mattina dalle 10,00 alle 13,00. Visite scolastiche su prenotazione al numero 330 853631

scarica l'invito in formato pdf

mercoledì 27 ottobre 2010

*MEI [MEIG] voci migranti

Il documentario di Federico Greco presentato in anteprima a Pieve Santo Stefano il 10 settembre scorso.


video

*MEI [MEIG] voci migranti
con
Claudio Fabian, Ruken Kasirga, Loubna Cherkaoui Sellami,
Mohamed Sassi, Marianna Baesu

e la partecipazione straordinaria di Saverio Tutino
voce narrante Antonio Bilo Canella
scritto e diretto da Federico Greco

una produzione Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, Metamultimedia, No-Mad, Protezione Civile di Sansepolcro
con il contributo di Cesvot, Uncem Toscana, Regione Toscana

produzione esecutiva Filippo Massi
fotografia e montaggio Federico Greco
musica originale Angelo Vitaliano
riprese Federico Greco, Giovanni Pierangeli, Giuliano Braga
suono Simone Tizzi
consulenza Loretta Veri, Natalia Cangi
mezzi tecnici Metamultimedia, Cineteatro Roma
traduzioni e adattamento sottotitoli Sabrina Fraternali, Simone Tizzi
fotografo di scena Luigi Burroni
ricerche repertorio Orsola Sinisi, Giovanni Pierangeli
durata 50'
Italia 2010


Quattro voci diverse da quattro paesi diversi: Tunisia, Argentina, Kurdistan, Marocco. E una quinta, che le raccoglie tutte e le "osserva" da una prospettiva unica. Voci di immigrazione da culture e paesi lontani, tutte legate da un'esigenza: la libertà di vivere la propria vita e comunicare le proprie idee, a costo di sradicarsi con dolore dalla terra di appartenenza. E con un secondo tratto comune: la scelta della Valtiberina come luogo dove ricominciare. Il vocabolario etimologico dice che il termine "immigrazione" proviene dalla radice MEI [MEIG], cioè "scambio di doni", l'esatto contrario di quanto spesso pensiamo: "loro" non vengono a rubarci il lavoro. Né le donne. Né a imporci una religione diversa. Vengono a raccontarci storie di vite vissute intensamente.
Le nostre lo sono altrettanto?
Federico Greco

domenica 27 giugno 2010

Voci Migranti Teatro






Sansepolcro, Auditorium di Santa Chiara

Voci Migranti Teatro è un percorso espressivo di Teatro nella Globalità dei Linguaggi. E’ un laboratorio produttivo permanente per la valorizzazione delle storie personali e delle differenze culturali.

Nasce come volontà di conoscere le culture degli immigrati in Valtiberina e di metterle creativamente al ‘servizio’ della cittadinanza attraverso la comunicazione artistica.

Il laboratorio utilizza la Globalità dei Linguaggi verbali e non verbali unito alle moderne tecniche di comunicazione e di empowerment.

Voci Migranti Teatro propone l’occasione di sviluppare un percorso di crescita personale e di miscelare le sapienze di terre lontane e vicine, di culture, di suggestioni.

‘Carosello Etnico’ è la prima parte produttiva del laboratorio e propone nelle piazze e nei luoghi cittadini, come antichi menestrelli, ‘pillole’ di immagini e saperi insperati.

Il laboratorio è a cura dell’ass.ne NO•MAD ed è condotto da Silvia Martini.

E’ prevista la partecipazione di docenti di ambito nazionale.
Gli incontri si svolgono generalmente la domenica mattina.
La partecipazione per immigrati e italiani è gratuita.
Info 3471005920


foto di Luigi Burroni

sabato 12 giugno 2010

Jane



Sansepolcro, 27 maggio 2010

Con un nome da straniera Jane – IANE come tutti la chiamano da sempre – è un'italiana nata a Sansepolcro. Il padre negli anni Cinquanta si trasferisce nel New Jersey per lavoro, mandato dalla Buitoni. La famiglia lo segue in un viaggio in nave che è una vera avventura verso il nuovo mondo per la piccola Jane. Nella casa in America c’è anche la TV, ma gli amici, i cugini, i nonni sono lontani e irraggiungibili.
Ritornerà nella sua terra d'origine per amore: lì l’aspetta Libero, l'amico d’infanzia ritratto con lei nella foto che entrambi mostrano con orgoglio, presagio di una lunga vita insieme.

Una doppia emigrazione che l’aiuta a guardare il mondo con altri occhi e a capire che miscelare usi e tradizioni, conoscere altre culture e usare altre lingue è una grande ricchezza.

foto di Luigi Burroni

Mirtha



Sansepolcro, Auditorium di Santa Chiara, 26 maggio 2010

Dalla città boliviana di Cochabamba, Mirtha parte per fare l’università a Cuba sulle tracce ideali del Che, amico di suo padre. Impegnata politicamente, attiva e partecipe, si laurea in economia politica e vive come un peso per il suo popolo e la sua terra l’essere consegnati alla storia come il luogo dove il Che è stato ucciso.
Con il sogno dell’Italia, dei viaggi e lo spirito da cittadina del mondo più che da migrante, si innamora e si sposa, ma l’unione non avrà futuro e lascerà ferite dolorose. Da sola, con una figlia da crescere, affronta molte avversità e molti ricordi tristi che scuotono le sue emozioni.
Si sente ancora un’idealista ma con i piedi per terra, e guarda al futuro con caparbietà.

foto di Luigi Burroni

Imane



Sansepolcro, 26 maggio 2010

Dentro l’Auditorium di Santa Chiara, sede del laboratorio teatrale che segue da mesi, Imane è a suo agio, la condiziona solo una certa riservatezza che la fa sembrare timida.

Partita da Casablanca in cerca di un luogo dove proseguire gli studi si scontra con una realtà difficile in Italia: studiare è troppo costoso. Ripiega su lavori saltuari, lontani dalla sua giovane età, dal suo sogno d’istruzione e di aprire un asilo, magari a Bologna, dove stare in mezzo a tanti bambini.

foto di Luigi Burroni

sabato 17 aprile 2010

Abderrahim



Sansepolcro-Centro culturale El Amal, 10 aprile 2010

Seduto sui tappeti del centro culturale dove la comunità musulmana di Sansepolcro si ritrova a pregare, parlare e prendere il the, Abderrahim ci racconta la sua vita.
Lasciare la sua terra, il Marocco, ha significato un profondo sradicamento: "quando l'aereo ha iniziato a decollare mi sono sentito come un albero che viene strappato dalla terra".
In Italia, dopo un anno solitario e difficile, trova un lavoro stabile, incontra quella che diventerà sua moglie, ha due figli ai quali trasmette le tradizioni e la cultura del suo popolo. E' impegnato nella comunità, attivo e partecipe.
Approfitta della telecamera per prendere posizione riguardo a un fatto accaduto a Pieve Santo Stefano dove un ragazzo marocchino ha creato disordini interrompendo la processione del venerdì santo. Ci tiene a sottolineare la sua disapprovazione e a spiegarci che quello non è l'insegnamento del Corano. Ci parla del rispetto delle religioni, delle cose che accomunano gli esseri umani e delle differenze che, se rispettate, non costituiscono una minaccia.
Il suo sogno è tornare in Marocco "ma è dura dover ricominciare tutto da capo".
Chissà.



foto di Luigi Burroni